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Pubblichiamo un interessante e dettagliato report di Mirko Piras, dottore in scienze naturali, da diversi anni impegnato nel combattere l'inutile e pericolosa pratica del diserbo chimico, adottato ormai come prassi consolidata da ANAS, ARST e amministrazioni comunali lungo le strade della Sardegna in luogo dello sfalcio meccanico. Vediamo quali sono i rischi per la salute e per l'ambiente legati all'uso del Glyphosate.

 

Preghiamo chiunque legga questo articolo di condividerlo, perchè tutti devono sapere.

 

"Ancora diserbo chimico, ancora inutili rischi

Stazione di Nulvi, centro del paese (febbraio)

Stazione di Nulvi, centro del paese (febbraio)

 

Delle dichiarazioni dell’assessore regionale all’ambiente Biancareddu, che ad aprile invitava l’ANAS a «sospendere immediatamente l’utilizzo del diserbante chimico per la pulitura delle cunette, raccomandando il ripristino dell’esecuzione degli interventi di pulitura con il ricorso alla falciatura manuale o, perlomeno, meccanica», nessuno si è curato, e tanto meno lui, visto che tale pratica è stata mantenuta e continua ad essere attuata lungo la SS131, la SS127 e altre strade ed aree della regione, incluse le ferrovie gestite dall’ARST. La grande mobilitazione contro l’uso dei diserbanti chimici ed a favore del ripristino di tecniche meccaniche per la gestione della vegetazione delle cunette e lungo la linea ferroviaria, pare non aver intaccato minimamente la possibilità che ANAS e ARST hanno di distribuire questi prodotti venefici sul territorio. E’ paradossale che un trenino definito verde rilasci periodicamente sostanze pericolose per la salute degli ecosistemi, uomo incluso, e capaci di peggiorare la qualità del paesaggio che il gestore della linea –l’ARST- ha la pretesa di tutelare e valorizzare.

Canale nei pressi del lago di Martis

Da sinistra, canale nei pressi del lago di Martis; immagine tratta da: COX C., 2004 - Glyphosate. Journal of Pesticide

 

Ed è eufemistico che si parli di pulizia delle cunette, invece che di guerra alle piante spontanee, condotta con tanto di armi chimiche e di vittime collaterali. Questo atteggiamento, che potremmo definire “fitoxenofobo”, non tiene minimamente in considerazione l’importanza che la vegetazione riveste in questi luoghi; si parla tanto di effetto serra, si firmano accordi internazionali per la riduzione delle emissioni di CO2 e poi si pensa solo a produrre altra energia da fonti “green”, invece che cercare di aumentare la quantità di carbonio fissata dagli/negli organismi viventi. Diserbare chimicamente due metri di cunetta (o ferrovia) per carreggiata, significa eliminare la vegetazione per decine di Km² (basta moltiplicare i 4 m in cui viene effettuato l’intervento, 2 per carreggiata, per le centinaia di chilometri su cui è distribuita la vegetazione che accompagna le strade e le ferrovie della regione), provocando, in assenza di radici, macro e microrganismi, la perdita di sostanza organica contenuta nel suolo su cui tali piante crescono e che contribuiscono a costruire, incrementando ulteriormente le emissioni di CO2.

Nelle zone in cui la pratica del diserbo chimico si perpetua da diversi anni si è innescato un processo regressivo, con decrescente complessità delle comunità vegetali e animali, spintosi a tal punto che in alcuni tratti non cresce più nessuna specie vegetale, mentre piccole porzioni di quello che è ormai un substrato vengono occupate unicamente da comunità semplificate, come quelle rappresentate dai muschi. La presenza della vegetazione lungo le cunette, grazie alle trame che le radici formano, garantisce un “setacciamento” delle sostanze presenti nelle acque che vi confluiscono, depurandole ed evitando che tutti i prodotti rilasciati dal passaggio di auto e mezzi pesanti (legati all’usura di alcune parti come freni, pneumatici, oli, ecc.) o provenienti dai terreni a monte, spesso concimati con prodotti chimici, finiscano nelle falde o nei corsi d’acqua, inquinandoli.

Pecora in prossimità di un’area diserbata dall’ANAS

Da sinistra, pecora in prossimità di un’area diserbata dall’ANAS; “sbavatura” del trattamento effettuato lungo la linea ferroviaria (Nulvi, centro del paese), probabilmente prodotta dal vento

 

A questa sopraggiunta incapacità fitodepurativa si sommano gli effetti prodotti dalla persistenza del Glyphosate (Nonostante sia una delle sostanze più vendute a livello nazionale e la sua presenza nelle acque sia stata abbondantemente confermata anche da dati internazionali, il suo monitoraggio è tuttora effettuato solo in Lombardia, dove la sostanza e/o il metabolita AMPA sono presenti nel 90% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali, sempre con concentrazioni oltre il limite di 0,1μg/l, rapporto nazionale pesticidi nelle acque 2008/2010, ISPRA), la cui pericolosità è inoltre incrementata se associato ad un additivo, il cui acronimo è POEA, 30 volte più tossico dell’erbicida.

Se a questo dato correliamo il fatto che il trattamento viene eseguito anche nel periodo più piovoso, quello autunno-invernale, con conseguente accumulo e scorrimento d’acqua lungo i canali, la cui destinazione è intuibile, mi pare che non ci sia molto da aggiungere…

La presenza dell’erbicida e dei suoi metaboliti ha delle implicazioni notevoli sulla salute -anche se sarebbe più opportuno dire sulla possibilità di esistere- degli anfibi, pericolosamente in declino in tutte le regioni del paese (RELYEA R.A., 2005 – The lethal impact of Roundup on acquatic and terrestrial amphibians. Ecological Applications, 15(4): 1118–1124). L’erbicida agisce anche sugli altri organismi, al di là dell’effetto tossico che può esplicare su alcuni gruppi sistematici, riducendo le scorte alimentari e/o attraverso la distruzione dell’habitat. Per quanto riguarda la salute umana, esiste una raccolta di studi (Round up and the birth defect: is the pubblic being kept in the dark?) nella quale vengono messi a disposizione i risultati di diverse ricerche sugli effetti teratogeni del glyphosate e sulle sue interazioni negative con il sistema riproduttivo; l’esposizione a questo erbicida, anche a dosi più basse della comune diluizione a scopo agricolo, è inoltre correlata ad un aumento dell’incidenza dei linfomi non-Hodgkin. E pensare che in Argentina, un’associazione di madri, Mothers of Ituzaingo, ha sfidato la Monsanto, casa produttrice del Round Up, erbicida a base di glyphosate usato nelle coltivazioni transgeniche di soia diffuse nell’area in cui vivono insieme alle famiglie, per difendere il diritto alla vita dei propri bambini (i figli di alcune di loro morirono pochi giorni dopo la nascita), aggiudicandosi un importante premio per la tutela dell’ambiente: il Goldman Environmental Prize 2012.

Scarpata sottoposta a diserbo

Scarpata sottoposta a diserbo e cunette non sottoposte a diserbo chimico


Se poi non si vuole entrare nel dettaglio, è sufficiente leggere la scheda di sicurezza di un erbicida contenente questo principio attivo, nella quale si citano i rischi di lesioni oculari, mentre si accenna agli altri danni alla salute unicamente perché si da per scontato che chi utilizza il prodotto si protegga in modo adeguato; nella scheda si evidenzia come il prodotto sia tossico per gli organismi acquatici e si sconsiglia di utilizzarlo in prossimità dei canali di scolo o altri luoghi in cui l’acqua sia presente. Sia ANAS che ARST non tengono minimamente conto di questo ed aspergono con colpevole negligenza tutto quello che incontrano lungo il cammino, senza preoccuparsi di segnalare ai cittadini l’area interessata da tale intervento.

Non è improbabile, anzi accade che, poco dopo il passaggio del mezzo che sparge l’erbicida, le persone utilizzino la strada per attività all’aria aperta, oppure che alcune di loro raccolgano erbe spontanee o lumache nelle aree trattate o prossime a queste; dato che dal momento in cui il diserbante viene utilizzato al momento in cui le parti aeree della pianta ingialliscono intercorrono diversi giorni, c’è il rischio che queste persone si intossichino inconsapevolmente. Come fanno se accusano un malessere fisico legato al contatto con l’erbicida a ricondurlo a questo?

Anche se l’ANAS sostiene che prima di effettuare l’intervento la ditta che esegue l’irrorazione lo comunichi all’ASL del territorio, potrebbe essere che alcune persone non lo riconducano alle piante raccolte. Perché far correre questo rischio alla gente? Lo stesso capita agli erbivori che durante gli spostamenti brucano l’erba, intossicandosi e riportando problemi difficilmente individuabili. E Cosa accade quando il diserbo chimico viene effettuato lungo i tratti che attraversano il paese, come nel caso della linea ferroviaria Palau-Sassari, in zone frequentate dai bambini? E chi pratica l’agricoltura biologica ed ha l’azienda in prossimità della strada e potrebbe vedersi ritirare la certificazione? E con L’apicoltura? In merito ai rischi che corrono le api in seguito all’utilizzo del glyphosate è intervenuto anche il Prof. Lucianu della facoltà di agraria ed alcuni apicoltori, giustamente preoccupati.

Oltretutto, le scarpate che sovrastano le cunette in assenza di radici rischiano di franare sulla strada, con la possibilità, non certo remota, di generare incidenti e/o di richiedere costosi interventi di rimozione, ma, nel paese in cui si attende l’emergenza, tutto pare ammesso.

Peccato ci sia un rifiuto, da parte di chi decide che questa pratica sia idonea e di chi, a livello politico, la accetta, a comprendere che i caratteri propri di ogni paesaggio sono la diversità, la connettività e l’eterogeneità e che alla base della funzionalità degli ecosistemi che lo compongono ci sono le interazioni; quindi, ne deriva che ogni intervento su questi si riflette inesorabilmente su tutte le sue componenti, e noi esseri umani siamo tra queste! Va inoltre aggiunto che splendide piante come le orchidee, un tempo abbondanti lungo le cunette (che rappresentano, nella loro artificialità, una sorta di corridoio ecologico), pur godendo di diversi livelli di protezione, sembrano non godere di quella dal dissecamento tramite erbicidi. A queste e ad altre specie, se si continua con il diserbo chimico, rischiano di subentrarne delle altre più “aggressive” e potenzialmente allergeniche per gli uomini.

E’ un vero peccato non comprendere l’importanza che queste “strisce verdi” rivestono per la nostra salute.

Sembra quasi che le piante che vegetano lungo questi canali non meritino di esistere, siano fastidiose per il solo fatto di essere lì, di crescere e che noi, allo stesso tempo, non meritiamo la “compagnia” di un paesaggio ameno durante le attività all’aria aperta o gli spostamenti in auto. Alcuni comuni si sono attivati, come Sedilo e Neoneli, per vietare questa pratica all’interno dei loro territori e gli altri, cosa aspettano? E noi cittadini, cosa aspettiamo a farci sentire ed a metterci di traverso?

Mirko Piras, dottore in scienze naturali"

Testo e foto di Mirko Piras

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