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Storia della Sardegna

I Giudicati

I Giudicati erano entità statuali indipendenti che ebbero potere in Sardegna fra il IX ed il XV secolo. Erano stati democratici, perché le decisioni non spettavano al “giudice” ma ai rappresentanti del popolo riuniti in un parlamento, la Corona de logu. Erano sovrani perché non riconoscevano nessuno al di sopra di sé, erano superindividuali perché, al contrario della maggior parte degli stati coevi, non erano patrimoniali, ossia di proprietà del sovrano, ma appartenevano al popolo, il quale col giuramento di “bannus-consensus” lo affidava al giudice tramite la Corona de logu (“assemblea dello Stato”), un parlamento deliberativo per le questioni nazionali.

A capo dello stato stava il giudice, che deteneva “per grazia di Dio” l'insieme dei poteri sovrani, era scelto dalla Corona de logu con un sistema misto elettivo-ereditario, seguendo regole che prediligevano la linea diretta maschile, e secondariamente la linea femminile, con le donne non regnanti ma solo governanti e portatrici di titolo regale per i figli maschi o per il marito.

Il vero gioiello dell'organizzazione giudicale erano le curatorìas, che non trovano eguale in altri stati europei del tempo. Esse erano distretti elettorali e amministrativo-giudiziari formati da un insieme di paesi o ”ville” (in sardo biddas).

Ciascun giudicato aveva proprie frontiere incastellate a guardia dei propri interessi politici e commerciali, proprio parlamento, proprie leggi, proprie lingue nazionali, propri emblemi.

Ma l'autonomia sarda venne ben presto messa in discussione e annullata dalle fiorenti Repubbliche marinare di Pisa e Genova, nonché dalla politica del papa.

Nel 1016 Pisani e Genovesi, temporaneamente alleati, diedero un contributo decisivo alla vittoria sugli Arabi che avevano invaso parte del territorio sardo.

Il contrasto tra Pisa e Genova si intensificò, e alla fine del XII secolo Pisa ottenne il controllo dei Giudicati di Gallura, Arborea e Cagliari, mentre Genova controllava quello di Torres.

Il Giudicato di Cagliari terminò nel 1258 quando la sua capitale Santa Igia fu assalita e distrutta da una coalizione sardo-pisana. Il regno di Torres terminò nel 1259 quando morì la giudicessa Adelasia, e il territorio fu diviso tra la famiglia Doria di Genova e la famiglia Bas-Serra di Arborea, la città di Sassari si costituì in Comune autonomo. Il Giudicato di Gallura terminò nel 1288 quando l'ultimo giudice fu cacciato dai Pisani. Il regno di Arborea fu quasi sempre sotto l'influenza di Pisa e durò circa 520 anni.
Nel 1297 il papa Bonifacio VIII, per risolvere la guerra tra Angioini e Aragonesi per il possesso della Sicilia, istituì il Regnum Sardiniae et Corsicae, infeudandolo a Giacomo II il Giusto re d'Aragona, promettendogli appoggio se avessero voluto conquistare la Sardegna pisana in cambio della Sicilia.

Con l'aiuto dei giudici di Arborea e dopo un anno di conflitti, l'infante Alfonso d'Aragona tra il 1324 e il 1326 invase i territori pisani della Gallura, Sassari e Cagliari: fu l'inizio del dominio iberico dell'isola.

Nel 1355 Pietro IV d'Aragona concesse al Regno di Sardegna e Corsica l'autonomia legislativa alla quale seguirono poi quella governativa e giudiziaria.

Dal 1365 al 1409 i giudici d'Arborea occuparono buona parte dei territori dell'isola (tranne Cagliari e Alghero), ai quali estesero la Carta de Logu, un insieme di leggi elaborate da Eleonora, reggente del giudicato alla morte del fratello Ugone III.

Nel 1409 Martino il Giovane re di Sicilia ed erede d'Aragona sconfisse gli arborensi a Sanluri conquistando tutta la Sardegna: anche l'ultimo Giudicato sardo aveva smesso di esistere.

 

Testo di Francesca Tolu

 

Periodi

Dall'arrivo dell'uomo all'Età del Rame

La Civiltà Nuragica

L'arrivo di nuovi popoli

I Giudicati

Il dominio spagnolo

Breve parentesi austriaca e periodo sabaudo

La Sardegna italiana

Riferimenti Bibliografici



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