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La fine del XIX secolo vide la Sardegna colpita da nuovi disastri: l'invasione delle cavallette nel 1867-68 e l'epidemia di colera nel 1885. Si ebbero tuttavia anche dei progressi: nella viabilità, con la costruzione della ferrovia, nell'economia, con lo sviluppo dell'attività mineraria, che diede il via alla nascita delle prime organizzazioni dei lavoratori, che con i primi scioperi rivendicarono migliori condizioni di lavoro.

Nel 1915 la Prima Guerra Mondiale vide il contributo eroico della Brigata Sassari, anche se le conseguenze dell'abbandono dei campi si fecero sentire nei decenni seguenti, e nel dopoguerra la pesante crisi economica investì anche l'isola.

Nel 1921 nacque il Partito Sardo d'Azione, che rivendicava l'autonomia dell'isola e la sua rinascita economica e sociale. Nello stesso anno nasceva in Italia il Partito Nazionale Fascista, e qualche anno dopo con la dittatura di Mussolini furono aboliti tutti i partiti politici e anche il Partito sardo d'Azione si sciolse.

Sotto il periodo fascista, oltre alla politica di repressione del banditismo, furono portate avanti numerose bonifiche in tutto il territorio sardo.

Durante la Seconda Guerra Mondiale la Sardegna svolse un importante ruolo di portaerei nel Mediterraneo, ma subì anche una quindicina di incursioni aeree franco-inglesi e numerosi bombardamenti aerei statunitensi. In particolare Cagliari, tra il febbraio e il maggio del 1943, fu devastata e distrutta.

Nel giugno 1946 fu proclamata la Repubblica Italiana. Nello stesso anno, iniziò in Sardegna l'ultima e risolutiva campagna antimalarica, e nel 1950 il male che affliggeva l'isola dall'epoca cartaginese fu debellato.

Dal gennaio 1948 la Sardegna è una regione a Statuto Speciale, che le conferisce condizioni particolari di autonomia.

 

Testo di Francesca Tolu

 

Dall'arrivo dell'uomo all'Età del Rame

La Civiltà Nuragica

L'arrivo di nuovi popoli

I Giudicati

Il dominio spagnolo

Breve parentesi austriaca e periodo sabaudo

La Sardegna italiana

Riferimenti Bibliografici

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