Blog

    Microplastiche, un macroproblema

    Microplastiche, un macroproblema

    L’esperienza ci insegna che anche le cose minuscole e invisibili possono rivelarsi un grande problema. Le microplastiche ne sono una dimostrazione.

    Cosa sono le microplastiche

    Per prima cosa partiamo dalle definizioni. Le microplastiche sono particelle di plastica di dimensioni inferiori a 5 mm. Possono avere dimensioni di millesimi di millimetro, talmente piccole da risultare invisibili a occhio nudo.
    Frammenti con dimensioni sopra i 5 mm e fino a 200 mm sono definite mesoplastiche, e quelle di dimensioni ancora maggiori sono dette macroplastiche.
    Con il termine plastica, o materie plastiche, si indicano materiali composti da polimeri organici, ovvero lunghe catene di molecole composte da carbonio e altri elementi. Queste sostanze sono in genere di origine sintetica, prodotte a partire da materie prime naturali come petrolio, caucciù, carbone, gas naturale. Esistono anche materie plastiche prodotte dalla cellulosa o dall’amido di mais, capaci di biodegradarsi totalmente nell’ambiente.
    Il nome deriva dal greco plastikos, che significa plasmabile, e proprio grazie a questa caratteristica e alla loro durabilità, a partire dagli anni ’50 hanno avuto un’amplissima diffusione per realizzare oggetti, imballaggi e additivi.

    Ti consigliamo anche: Plastica, lattine, bottiglie... Quanto tempo impiegano i rifiuti che abbandoniamo a degradarsi?

    Come si formano le microplastiche

    La microplastica può essere tale “di fabbrica”, cioè viene prodotta in particelle di piccole dimensioni per utilizzi specifici. Ad esempio viene aggiunta come microgranuli in prodotti cosmetici o per la pulizia, come additivo in fertilizzanti, vernici, e in altri prodotti ad uso industriale. La microplastica di questo tipo è detta primaria.
    Quella secondaria, invece, deriva dalla frammentazione di oggetti di più grandi dimensioni ad opera di processi fisici. Essendo una sostanza sintetica, la plastica resiste ai processi di biodegradazione e subisce nel tempo una progressiva rottura dei legami chimici che tengono insieme le molecole dei polimeri. Il processo è accelerato dall’abrasione. In questo modo la plastica può frammentarsi all’infinito producendo particelle sempre più piccole. Sono esempi di microplastiche secondarie quelle che derivano dalle fibre dell’abbigliamento sintetico, dall’usura degli pneumatici, dai manti erbosi sintetici, da reti e lenze da pesca, dai pallini da softair non biodegradabili, dalle cartucce da caccia, dai sacchetti e dai rifiuti gettati nell’ambiente.

    Pallini da softair in plastica sintetica raccolti in un parco naturalePallini da softair in plastica sintetica raccolti in un parco naturale

    La dimensione del problema

    Come afferma una ricerca realizzata da WWF e Università di Newcastle “la plastica sta inquinando l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e il cibo che mangiamo”.
    Ormai non esiste luogo sul pianeta dove non vi sia microplastica. Essa si trova nei mari e negli oceani, nell’aria e persino nei ghiacci artici.
    I mari e gli oceani sono i più grandi bacini di accumulo. La fauna marina scambia le piccole particelle di plastica per cibo o le ingerisce per filtrazione. Minuscole particelle di plastica sono state trovate nell’intestino di crostacei di profondità del Mediterraneo, ma sono state rinvenute anche nelle più profonde fosse oceaniche.
    È stato dimostrato che le microplastiche risalgono la catena alimentare arrivando fino all’uomo. Alimenti di origine marina come molluschi, crostacei, pesci, sale ne contengono quantità significative. Secondo la ricerca WWF, ogni persona ingerisce in media 5 grammi di plastica alla settimana, equivalenti al peso di una carta di credito.
    Non è ancora chiaro se tali sostanze possono avere effetti dannosi per l’organismo umano. Si ritiene che le particelle di più piccole dimensioni, se respirate o ingerite, possano essere assorbite e passare nella circolazione sanguigna, ma non sono noti i possibili rischi per la salute umana.

    Cosa puoi fare per limitare il problema?

    Quello della microplastica è un problema di grandi proporzioni, che può essere risolto soltanto attraverso un impegno dei Governi e delle imprese che producono o usano materie plastiche.
    Tuttavia è necessario anche l’impegno di ognuno di noi. Ecco alcuni consigli che se seguiti possono ridurne notevolmente la produzione da parte nostra:

    • Evita prodotti cosmetici o per le pulizie contenenti microparticelle;
    • Prediligi l’acquisto di prodotti o materiali biodegradabili o derivanti da riciclo;
    • Limita l’uso di plastica usa e getta;
    • Limita l’uso di capi di abbigliamento sintetici o, se non puoi rinunciarvi, utilizza gli appositi sacchetti che catturano le fibre durante il lavaggio in lavatrice;
    • Compra prodotti sfusi cercando di limitare l’uso di imballaggi usa e getta;
    • Effettua sempre correttamente la raccolta differenziata;
    • Informa le autorità se trovi rifiuti gettati nell’ambiente o discariche abusive;
    • Partecipa al servizio Plastic Radar di Greenpeace;
    • Condividi questo articolo.
    Ti consigliamo anche: Plastica, lattine, bottiglie... Quanto tempo impiegano i rifiuti che abbandoniamo a degradarsi?

    Riferimenti

    • Dalberg Advisors, de Wit W., Bigaud N., 2019. No plastic in nature: assessing plastic ingestion from nature to people. WWF – World Wide Fund For Nature, Gland, Switzerland. ISBN 978-2-940529-95-7.
    • Alessi E., Di Carlo G., 2018. “Out of the plastic trap: saving the Mediterranean from plastic pollution”. WWF Mediterranean Marine Initiative, Roma, Italia.
    • Wright S.L., Ulke J., Font A., Chan K.L.A., Kelly F.J., 2020. Atmospheric microplastic deposition in an urban environment and an evaluation of transport. Environment International. Volume 136, 105411.
    • De Sá L.C., Oliveira M., Ribeiro F., Rocha T.L., Futter M.N., 2018. Studies of the effects of microplastics on aquatic organisms: What do we know and where should we focus our efforts in the future? Science of The Total Environment. Volume 645, 1029-1039.
    • Cau A., Avio C.G., Dessì D., Follesa M.C., Moccia D., Regoli F., Pusceddu A., 2019. Microplastics in the crustaceans Nephrops norvegicus and Aristeus antennatus: Flagship species for deep-sea environments? Environmental Pollution. Volume 255, Part 1, 113107.
    • ARPA FVG, 2019. Rifiuti spiaggiati. La strategia marina. URL: www.arpa.fvg.it/cms/tema/rifiuti/dati_ambientali/spiaggiati_microplastiche consultato il 28/03/2020.
    • Gibbens, S., 2015. Are microplastics in our water becoming a macroproblem? URL: www.nationalgeographic.com/environment/2018/12/microplastic-pollution-is-found-in-deep-sea/ consultato il 28/03/2020.

    Vuoi contribuire al progetto Sardegna Natura?

    logo

    Sardegna Natura è il primo e più ricco portale web dedicato alla natura della Sardegna con l’obiettivo di promuovere le sue straordinarie bellezze naturali.

    logoSardegna Natura è il primo e più ricco portale web dedicato alla natura della Sardegna con l’obiettivo di promuovere le sue straordinarie bellezze naturali.

    logo

    Le nostre community



    Vuoi scriverci, darci un consiglio o hai riscontrato un problema su questo sito?



    © 2026 Sardegna Natura e i suoi Autori. All Rights Reserved.